Articolo su La Fraternità: Detenuti al lavoro a Montorio

Sono 68 i lavoratori dipendenti di “Lavoro&Futuro”, l’azienda che dal 2005 ha sede nella casa circondariale di Montorio per offrire contratti da metalmeccanico a lavoratori a domicilio, dove domicilio in questo caso sta per carcere.

Il numero è rilevante se si pensa che – come ha sottolineato uno dei due imprenditori che ha dato vita all’azienda, Giuseppe Ongaro – in tutta Italia il totale della popolazione che lavora all’interno del carcere per conto di esterni è di 647 detenuti, di cui 459 impiegati da cooperative private, e solo la rimanente parte da imprese. E dei 188 detenuti impiegati in aziende in tutta Italia, ben 68 sono dipendenti di Lavoro&Futuro, una srl che si occupa di assemblaggio e costruzione per terzi (per il Comune vengono realizzati i portabiciclette), e che si colloca seconda per numero di dipendenti solo a una società di Milano.

Durante l’estate i due imprenditori hanno dato vita a una cooperativa sociale – che si chiama “Segni” – per poter dare lavoro anche a chi è in uscita dal carcere. Forti di tanta esperienza, e con in cantiere anche un’associazione per la gestione di microcrediti che finanzino progetti di lavoro di detenuti in uscita, Giuseppe Ongaro e il socio Edgardo Somma la settimana scorsa hanno incontrato la Commissione sicurezza del Consiglio comunale, che è entrata in carcere per far visita alla loro azienda. Stefano Ederle, presidente della Commissione, vede risvolti interessanti in tale progetto: la possibilità di un risarcimento del danno commesso, tramite l’attività lavorativa. Lavorare per risarcire le vittime quindi, oltre che per mantenere se stessi e le proprie famiglie.

Lavoro&Futuro da quando è nata a oggi ha dato lavoro a circa 200 detenuti, che per l’86% dei casi non hanno più fatto ritorno in carcere, a dimostrazione che offrire l’opportunità di rifarsi una vita a chi ha sbagliato, rappresenta la strada migliore contro la recidiva. Un progetto degno di essere replicato quello dei due imprenditori veronesi, che in effetti stanno già pensando di esportarlo in altre carceri.

Pubblicato su lafraternita.it Martedì 11 Novembre 2008
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